martedì 24 febbraio 2009

Novella metropolitana (una storia vera)

Tosto mi accingo a cavalcare un'onda verde, quando il ritmo viene spezzato da una strana visione.

Penso ad un giuoco di luci, dato che il tramonto è vicino. In più minaccia una pioggerellina fastidiosa. In più io stesso sono infastidito da una commissione che non sono riuscito a portare a termine nel modo sperato.

Fatto sta che smorzo quasi di colpo il ritmo, bello fluido e pomposo, tralasciando quell'orizzonte fisso di luci verdi che sta donando al mio bigio umore un certo senso di sollievo dopo una giornata scialba, mettendomi in scia.

Osservo.

forse mi sfugge qualcosa.

Osservo nuovamente.

Al primo semaforo, ormai rosso, rimango dietro, poso il piede, e continuo a guardare. Mi sfugge qualcosa, sicuramente, non c'è dubbio, mi dico.

La figura davanti a me è quella di una ragazza: citybike, zainetto, cappello, giaccone. Il pantalone, svolazzante da una gamba, è meticolosamente raccolto dall'altra con una cinghietta.

Continuo a non capire.

Al semaforo dopo mi accosto e chiedo, fintamente distratto: "scusa, ma cos'è quella cinghietta alla gamba sinistra?"

Lei risponde cortese e serafica: "serve per non sporcarsi i pantaloni con la catena della bici, è molto utile, sai!"

Guardo di nuovo la gamba sinistra meticolosamente imbragata.

Guardo di nuovo, per l'ennesima volta, la catena sul lato destro.

Guardo lei.

Il semaforo diventa verde e riparto perplesso. Speriamo che domani non piova.

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